Exhibition: Alberto Bertoldi

26 May >> 16 June, 2018
PASSATO

Alberto Bertoldi 

“Oltre le Nuvole”

26 Maggio – 16 Giugno 2018

INAUGURAZIONE 26 Maggio 17:30 – 19:30

 

Orari di apertura:

lunedì – sabato

10:00 – 13:00, 16:00 – 19:30

 

Biografia

Alberto Bertoldi è nato nel 1955 a Luserna San Giovanni, nel Torinese. Il paesaggio montano che lo circonda nell’infanzia – prima nel Canavese, poi nel Piacentino – anima la sua sensibilità e il suo immaginario. Le emozioni che nascono nell’osservare la natura sono forti, cercano una via per esprimersi e la trovano nella pittura, alla quale Bertoldi si avvicina grazie al padre. Frequenta le scuole tecniche e si dedica con energia alla sua passione che, attraverso i colori, racconta le vibrazioni dell’anima su tela.

Dopo la scuola superiore, Bertoldi si sposa e unisce studio e lavoro. Conosce il surrealista Leone Garriano del quale ammira soprattutto i paesaggi e i richiami alla pittura classica. E’ proprio grazie a lui che, nel 1973, viene allestita la prima personale. Sono anni di grande curiosità e voglia di mettersi alla prova. Bertoldi incontra anche il pittore piacentino Cinello Losi e frequenta la sua bottega. Spinto da Gino Moro dell’Accademia di Brera inizia a frequentare la Scuola di nudo. Nel decennio successivo, pur allestendo numerose mostre, si dedica intensamente al perfezionamento della tecnica e visita numerose mostre e musei europei.

All’età di 37 anni nella vita di Bertoldi c’è un passaggio fondamentale. L’artista decide di lasciare l’insegnamento e di dedicarsi completamente alla pittura. E’ un passo che sente come una “necessità” e arrivano risultati importanti. Nei primi anni ’90 apre uno studio a Piacenza e inizia la collaborazione con la Galleria d’arte Braga. Le sperimentazioni si susseguono e il codice espressivo dei paesaggi dipinti da Bertoldi si definisce con forza. Il 1996 battezza la prima mostra quasi interamente dedicata a paesaggi, con catalogo curato da Stefano Fugazza. Protagoniste delle sue tele, a tal punto da limitare lo spazio all’orizzonte terreno, sono le nuvole. Proprio in questo periodo entra in contatto con il gallerista e antiquario Igino Consigli di Parma e, tramite questo, con Federico Zeri; entrambi lo sostengono nella sua ricerca.

Cominciano anni d’intensa attività. Collabora con la Bugno Art Gallery di Venezia e ottiene importanti premi. Nel ‘98 la Galleria Braga di Piacenza gli dedica un’ampia personale, con catalogo edito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Piacenza, curato da Gianfranco Bruno e con preziosi interventi poetici dell’amico Maurizio Agnellini. A Etruria Arte (LI) è premiato due volte (Premio acquisto e allestimento di una personale alla Galleria Forni di Bologna), nel 1998 e 1999.

Nel gennaio 2000 la Bugno Art Gallery gli dedica un’estesa mostra personale. Il catalogo, dal titolo L’altrove impossibile, è curato da Flavio Arensi. Lo stesso anno, a Vienna, l’ambasciatrice Onu Gerti Tauchhammer organizza l’evento “Society Redaktionsfest” e le opere di Bertoldi trovano spazio in un’importante mostra con l’artista Ernst Fuchs.

L’attività espositiva, con cataloghi e presentazioni curate da Domenico Montalto, Agostino De Rosa, Alberto Agazzani, Giorgio Soavi, aumenta in tutta Italia. Bertoldi partecipa anche a conferenze, la più importante delle quali all’università IUAV di Venezia. Allo stesso tempo s’intensifica la collaborazione con l’organizzazione Art’è, per la quale lavora in esclusiva fino al 2005.

Il 2006 si caratterizza per un grande mostra antologica, curata da Beatrice Buscaroli, al Museo di Villa Breda, a Padova. Nel catalogo, tra gli altri, compaiono testi di Ruggero Pierantoni, Luca Mercalli, Gherardo degli Azzoni Avogadro, Maurizio Agnellini e la poetessa Alda Merini.

Si susseguono numerose mostre: una personale alla Great Art Fair di Londra, un’antologica al Museo – Fondazione “Un Paese”, con la realizzazione di un’importante monografia (interventi di Ruggero Pierantoni, Renzo Margonari e Giulio Mozzi).

Bertoldi è sempre più apprezzato all’estero. Dal 2010 la sua attività si concentra principalmente nella collaborazione con la Galerie de l’Europe di Parigi. Inoltre espone all’Artery Gallery di Edimburgo e alla Galleria Hermitage di Dallas.

Nel 2011 partecipa alla Biennale di Venezia, curata da Vittorio Sgarbi, nell’ambito della sezione regionale Emilia Romagna.

Negli ultimi anni Bertoldi allestisce mostre personali sia in Italia che all’estero, principalmente presso Fondazioni, Banche e Musei.

 

 

La poesia di Alberto Bertoldi

“Il quadro è innanzitutto un autoritratto”
(M. Foucault)


Gli spazi immensi per raccontare

Una sterminata pianura americana, una strada deserta, lineare e solitaria che si perde nell’orizzonte. E’ l’immagine di un vecchio LP e per Alberto Bertoldi, solo 14enne, è qualcosa di evocativo, denso di significati. E’ un’emozione che si trasforma in un gesto semplice, istintivo, quello della prima pennellata su tela. Così Bertoldi si avvicina all’arte per raccontare la meraviglia della natura che coglie come una trasfigurazione dei sentimenti e delle idee dell’uomo. La montagna e i suoi cieli nitidi diventano lo specchio dell’anima e delle sue vibrazioni che si fissano impalpabili in immense nuvole.

Rappresentare la natura in chiave contemporanea

Bertoldi si dedica a lungo alla tecnica. Lo affascinano El Greco e Hieronimus Bosch e li studia con passione, soprattutto negli anni ’70, quando frequenta la Scuola di Nudo di Brera. Negli anni ’80, durante numerosi viaggi per visitare i musei europei, ammira i grandi maestri del paesaggio fiammingo, inglese e tedesco, Friederich – per lui un faro –, fino ad arrivare alla Hudson River School. Su queste basi pian piano Bertoldi sente sempre più la necessità di rappresentare la natura in chiave contemporanea.

L’anima allo specchio

Con il passare degli anni lo sguardo di Bertoldi diventa sempre più definito: se le pennellate terrene sono vibranti, il cielo supera il reale, lo trasfigura.

E’ una vibrazione emotiva, un’idea, quella che si fissa pian piano e sempre più nelle nuvole.

I cieli di Bertoldi sono più umani del mondo terreno. Per questo le nuvole erodono spazio alla linea dell’orizzonte. La selezione dell’artista rende le nuvole, le emozioni, protagoniste con un prepotente “spostamento” rispetto ad altri particolari dell’opera, che diventano puro contesto. Il cielo appare possente, osservatore più che osservato, custode della potenza del sacro. Le tele di Bertoldi diventano così finestre che permettono alla natura umanizzata di manifestarsi. Profonda la potenza simbolica così come il rigore formale del linguaggio.

Immobile e transitorio

Le nuvole non sono che una rappresentazione della vita umana, del suo continuo divenire in un eterno presente. Le opere di Bertoldi non conoscono tempo, non si muovono anche se esprimono turbamenti, vibrazioni, passaggi, emozioni. Ecco perché non si può parlare di iperrealismo dell’arte di Bertoldi: non c’è una riproduzione della natura, perché è reinventata, reinterpretata e trasfigurata. A parlare è lo spirito dell’uomo, l’anima toccata dalle emozioni, capace di raccontare umanamente la gioia e il dolore, le inquietudini, l’amore. E ciò che appare è un immenso autoritratto dell’uomo, un uomo che osserva un “viaggiatore” che percorre una strada e guarda un quadro.

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Rassegna Stampa

Ultimi commenti

  • Sara Cavagnari
    4 mesi ago -

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